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Vendita delle quote del socio moroso

Vendita delle quote del socio moroso

Ai sensi dell’art. 2466 cod.civ. (cfr. il previgente art.2477 cod.civ.) qualora il socio non esegua il conferimento nel termine prescritto, gli amministratori diffidano il socio moroso ad eseguirlo nel termine di trenta giorni. Una volta decorso inutilmente questo termine, gli amministratori, qualora non reputino di dover instare per l’adempimento, possono vendere agli altri soci in proporzione della loro partecipazione, a rischio e per conto del socio moroso, la di lui quota per il valore risultante dall’ultimo bilancio approvato. Quando gli altri soci non abbiano presentato offerte per l’acquisto, la quota viene venduta all’incantonota1. Ciò tuttavia unicamente se l’atto costitutivo lo permetta, ben potendo la struttura sociale risultare essenzialmente chiusa.

La norma attribuisce, subordinatamente ai requisiti predetti (vale a dire la mancata effettuazione del conferimento, l’inutile invio della diffida, il decorso del termine di trenta giorni), una vera e propria legittimazione straordinaria dell’organo amministrativo al quale la legge attribuisce eccezionali poteri di autotutela.

In buona sostanza l’amministratore ha la possibilità di alienare negozialmente la quota del socio moroso in primo luogo a coloro che sono già soci, secondariamente a terzi estranei rispetto alla compagine sociale, sia pure, in tale ultimo caso, subordinatamente all’assenza di vincoli nell’atto costitutivonota2. E’ scomparsa dalla norma l’espressione “per conto” riferita al socio moroso, facendosi menzione esclusivamente del fatto che la vendita avviene “a rischio e pericolo” del soggetto inadempiente. Sembra logico dedurne che la legittimazione all’alienazione viene conferita dalla legge per soddisfare soprattutto l’interesse sociale.

Non è necessaria alcuna procedura giudiziale: pare sufficiente la stipulazione di un atto di cessione onerosa delle quote nel quale si avrà cura, proprio allo scopo di giustificare la legittimazione del cedente in ordine all’atto, di rigorosamente illustrare la sussistenza dei requisiti che fondano la fattispecie. In particolare occorrerà citare gli estremi della diffida e della notificanota3. Quest’ultima deve prevedere, come detto, l’assegnazione di un termine non inferiore a trenta giorni. Sicuramente sarà ammissibile la previsione di un periodo di tempo più lungo.

Che cosa dire dell’ipotesi in cui il socio debitore replicasse, fornendo giustificazioni del proprio comportamento omissivo? Si pensi alla deduzione del socio di vantare un credito verso la società tale da potere essere compensato con il proprio debito afferente alla sottoscrizione dei decimi non ancora versati. Il profilo è particolarmente delicato, dal momento che l’eventuale carenza dei presupposti farebbe venir meno la legittimazione dell’amministratore cedente, con tutto quanto segue relativamente alla validità dell’atto.

Come dovrà comportarsi il notaio incaricato della stipula dell’atto di cessione? Assai probabilmente egli dovrà raccogliere le dichiarazioni dell’amministratore e regolarsi di conseguenza: pertanto, a meno che risultino manifestamente insussistenti i requisiti onde fondare la legittimazione in discorso, dovrà ricevere l’atto.

Destinatari dell’offerta sono anzitutto gli altri soci, proporzionalmente alla partecipazione di ciascuno. Soltanto in mancanza di offerte per l’acquisto, la quota è venduta all’incantonota4.

Se la vendita non può aver luogo per mancanza di compratori, gli amministratori escludono il socio (pare trattarsi di una condotta vincolata e non più facoltativa, come per il testo previgente), trattenendo le somme riscosse, salvo il risarcimento dei maggiori danni. Il capitale deve essere ridotto in misura corrispondente. Anche in questo caso, proprio in relazione alla riduzione del capitale conseguente alla esclusione, risulterà indispensabile la redazione di apposito atto, i cui presupposti sono costituiti non soltanto dal già riferito procedimento volto a mettere in mora il socio, bensì anche dall’impossibilità di procedere altrimenti, alienando agli altri soci ovvero a terzi la partecipazione socialenota5.

Ai sensi del penultimo comma della norma in esame il socio in mora non ha la possibilità di partecipare alle decisioni dei soci.

Le disposizioni esaminate infine si applicano anche nell’ipotesi in cui, per qualsiasi motivo, siano scadute o divenute inefficaci la polizza assicurativa ovvero la garanzia bancaria prestate ai sensi dell’art.2464 cod.civ. allo scopo di assicurare l’adempimento degli obblighi relativi alla prestazioni d’opera o di servizi da parte del socio (ultimo comma art.2466 cod.civ.).